|
Vivaldo
Pagni "un romanzo a tesi [...] sull'impossibile connubio fra due giovani provenienti da etnie, civiltà, modi di essere diversi [...] fornisce l'occasione per far comprendere nella sua complessità il problema degli indios amazzonici e le loro esigenze, molto diverse da quelle sbandierate dalle Organizzazioni non governative che si atteggiano a loro protettrici, ma che in realtà non condividono il rigore morale delle missioni cattoliche e perorano la causa di una nazione india [...] per garantirsi il controllo delle straordinarie risorse agricole e minerarie della regione" Enrico Nistri. |
|
Alberto
Majrani Fu proprio Ulisse a compiere la strage dei Proci, oppure Telemaco si fece aiutare da qualcun altro? Chi poteva essere veramente il misterioso straniero, giunto a Itaca dopo vent’anni e che nessuno era in grado di riconoscere? Una attenta lettura dell’Odissea ci rivela la miriade di indizi lasciati da Omero per la sorprendente soluzione. Ulisse non era… Ulisse, ma il migliore degli arcieri achei: Filottete! Con questa chiave, il poema omerico assume improvvisamente una logica che nessuno prima d’ora aveva mai neanche sospettato. |
![]() |
Luciano
Buricchi, “Quando
i matti erano fuori. Quando i matti di mente erano evitati quasi
fossero contagiosi. All’epoca in cui i malati di mente erano
rinchiusi nei manicomi, i veri malati di mente eravamo noi, ciechi
all’umanità rinchiusa in quei poveri relitti d’uomo, sordi al
linguaggio di quei miseri relitti della società, quei figli di un dio
minore, colpevoli solo di non essere ‘normali’ come noi e che
erano oggetto di trattamenti spesso inutili e disumani”. |
![]() |
Enrico Nistri, "Senza Stato. E senza neppure un briciolo d’anima. Così si presenta l’Italia al debutto del nuovo Millennio. Un Paese "tribale", appunto, nel quale sono "costrette" tutte le amarezze di un intellettuale che vive di sconforti quotidiani, raramente mitigati da lampi di ottimismo. Del resto, soltanto gli imbecilli potrebbero cullarsi tra morbide illusioni circa i destini dell’Italia. Per come è messa, non è lecito attendersi nulla dl buono: un po’ trascurata landa levantina, un po’ parente povero di un’Europa che la osserva con diffidenza e a volte con vero e proprio disgusto. Di questa Italia, castrata nelle sue aspirazioni di potenza mediterranea e ridotta a raccattare la benevolenza di chi la guarda con l’occhio del turista prodigo ed invadente, è difficile dire cosa si dovrebbe salvare". Gennaro Malgieri |